ACIT - VENEZIA

L'ASSOCIAZIONE CULTURALE ITALO TEDESCA di VENEZIA cerca govane diplomata/o da inserire nella segreteria. Si richiedono buona conoscenza del Tedesco, dell'Inglese e di Office.

Assunzione a norma di legge.

Tel. 041 522 54 75/mail: palazzoalbrizzi@alice.it

La presidente

Nevia Pizzul Capello

 

L’Associazione Culturale Italo - Tedesca di Venezia é stata fondata nel 1971 per istanza del Consolato Generale di Germania a Milano in accordo con la Camera di Commercio di Venezia.

Fin dal suo nascere l’ACIT ha perseguito le finalità contemplate nel suo Statuto, approfondendo i rapporti con i Paesi di lingua tedesca, in particolare con la Germania e diffondendo la lingua e la cultura tedesca attraverso:

 

- Mostre d’arte contemporanea e retrospettive.

- Venice-Triennale, Freedom in the Art -2015. Tema: "natura nutrix-homo vorax"

- Mostre didattiche e documentarie

- Corsi di lingua

- Corsi di aggiornamento per docenti di Tedesco in accordo con il Goethe Institut Triest

- Esami per le Certificazioni Europee della Lingua Tedesca, in accordo con il Goethe Institut

  di Roma e  di Monaco di Baviera. Livelli di competenza da A1 a C2

- Concerti: Pomeriggi musicali

- Pomeriggi letterario-musicali

- Conferenze

- Films in accordo con il Goethe Institut Rom

- Convegni

- Incontri sociali

- Scambi socio - culturali giovanili

 

 

ART NIGHT 2016

ART NIGHT 2016 - ACIT VENEZIA

Sabato 18 giugno - ore 18:00

 

recital

 

Natalia Morozova

pianista

 

Programma:

M.I. Glinka                    Valzer-Fantasia

A.K. Ljadov                   5 Preludi

A.N.Scriabin                  Sonata-Fantasia nr.2 op. 19

A.P. Borodin                  Petite Suite

P.I. Tchaikovsky            Reflection (Andantino cantabile in do min.)

S.W. Rachmaninov         3 Momenti musicali

 

 Le due mostre:

"Herbert Bauer - dalle stelle alla terra"

e

"Amando l'Italia"

espongono:

 

SILKE HÖPPNER

 

LUTZ  JUNGRICHTER

 

HANS KUTSCHKE

 

ALMUT-SOPHIA ZIELONKA

 

rimarranno aperte fino alle ore 24:00

 

Anche il Palazzo sarà visitabile.

 

Ingresso libero

 

B'TEVA - PAESAGGI DELL'ESISTENZA

B'TEVA - PAESAGGI DELL'ESISTENZA - ACIT VENEZIA

 

B’TEVA

PAESAGGI DELL’ESISTENZA:

 

Navigare nel tempo lungo

le rotte del Mediterraneo.

 

Esposizione d’arte contemporanea

 

  

Palazzo Albrizzi 
15 maggio – 5 giugno 2016

Orario: 10:00-13:00/15:00-18:00

Sabato e domenica: 10:00-13:00/15:00-20:00

INGRESSO  LIBERO

 

 

 

A cura di Pier Paolo Scelsi
Testi in catalogo di Massimo DonàLuigi Viola

 

AUTORI: Mario Sillani Dierrahjan, Pier Paolo Fassetta, Tobia Ravà

Mauro Sambo,  Raffaella ToffoloLuigi Viola.

 

 

Palazzo Albrizzi: Cannaregio, F.ta San Andrea 4118 - vicino alla Ca' D'Oro

tel. 041 522 54 75

 

 

L’espressione paesaggi dell’esistenza indica un’idea del paesaggio inteso come esperienza di luoghi entro
cui l’uomo contemporaneo agisce, costruendo e mettendo in forma una sperimentazione etica prima
ancora che estetica, dunque un paesaggio che si può considerare, con Éric Dardel, manifestazione completa
dell’esistenza.
 
Poiché, come sostiene il filosofo Massimo Venturi Ferriolo, la contemplazione di un paesaggio è inseparabile
dal vivere al suo interno. Nel nostro caso è l’artista che orientando lo sguardo tra visibile e invisibile, accede
alla sfera del senso e alla trama dei significati possibili, ma ogni uomo in fondo può e deve compiere un
simile esercizio. In tal modo il paesaggio esce dallo sfondo precostituito e diventa a tutti gli effetti una
rinnovata occasione di canto e lode.
 
B’Teva significa letteralmente in natura, ebraicamente intesa come Creato, concetto definibile anche con
l’espressione Olam (עולם) o mondo di equivalente significato.
 
La parola olam, oltre a significare mondo significa anche eterno e questo ci avverte circa una specifica
caratteristica del creato, dove tempo e spazio convergono inun'unica esperienza.
 
La Natura intesa dai Greci come physis costituisce lo sfondo concettuale fondamentale, il luogo della
relazione simbolica primaria da cui ha preso origine il logos che ha dominato la civiltà pagana del
mondo antico riflettendo per millenni la propria gigantesca ombra culturale sul pensiero filosofico,
artistico, scientifico, infine sull’idea moderna di paesaggio inteso come terreno preminente dell’
esperienza estetica e come tentativo di composizione del dualismo tra natura ed artificio che ha
dominato la storia dell’Occidente ellenizzato.
 
Ma nessuno dei termini riferibili alla natura che troviamo nella Scrittura ha un significato analogo a
quello di physis, considerata come produttore di vita, entità attiva e creatrice ed è inoltre sempre
presente inrapporto di dipendenza da Dio.
 
La mancata condivisione di una concezione sacrale della natura come entità creatrice autonoma e
frutto di undeterminismo causale che ha nella natura stessa le proprie ragioni è infatti la prima
diretta conseguenza diuna visione di Dio come entità trascendente e del mondo come creato e non
pura natura.
 
Opposta è anche l’idea del logos, della razionalità. Pensiamo al logos spermatikos degli stoici, principio
generativo dell’universo, mentre al contrario “l’ebreo vede il mondo muoversi per intervento di una
volontàunica e suprema che lo indirizza verso un fine che egli non osa neppure indagare. Sente che
la ragione lopone di poco al di sotto della divinità, ma è convinto anche che questa stessa ragione
è condizionata edonata da Dio ” (G.Israel).
Questo significa che la conoscenza ha una sorgente esterna alla natura e pertanto in essa “l’ebraismo
biblicosi limita ad ammirare la grandezza di un’opera già realizzata prima che egli la potesse contemplare.
Sul suocapo si estende il Cielo con le sue schiere innumerevoli di astri, opera di una mano che non è
la sua,animatida una voce che non giunge fino a lui.
 
Invece nell’intimo della propria coscienza si apre un mondo altrettanto sconfinato nel quale l’uomo si
sentenon soltanto esistere realmente, ma si sente molto vicino a Dio; è qui che sa di essere di poco 
inferiore a Lui.
 
Anche quando tutto tace egli sente muoversi in se stesso un altro universo di cui riesce ad intuire l’
incommensurabilità e le vie più nascoste. È l’Universo etico , il suo universo, quello che percorre
insieme aglialtri uomini e nel quale Dio non appare comeuna forma oscura che si limita a muovere le
cose; ma soprattuttoed esclusivamente come intelligenza che regola l’armonia suprema nella 
convivenza degli uomini e cherealizza la libertà e la perfetta uguaglianza delle coscienze”.
 
L’ebraismo introduce dunque la dimensione di un nuovo universo, corrispondente al mondo morale,
che ha assoluta necessità di stabilire anzitutto la giusta distanza tra Dio e l’uomo, tra il Creatore e
la natura.
 
La spaccatura con il mondo pagano sta precisamente in ciò, nell’introduzione della dimensione della
trascendenza sconosciuta a quel mondo ein particolare al pensiero greco, come ha spiegato
Gershom Sholem.
 
E’ questa bipolarità, questo abisso incolmabile tra Dio e l’uomo che fa sì che “il teatro non sia più la
Natura,ma l’azione morale e religiosa dell’uomo e della comunità degli uomini la cui interazione dà
luogo alla storia;in un certo senso questa è come lo scenario su cui si svolge il dramma della
relazione dell’uomo con Dio”.
 
Possiamo quindi intendere cosa significhi dal punto di vista ebraico “vivere nella natura”, alla luce di
unaspecifica consapevolezza del significatoe del ruolo che uomo e natura hanno nel creato.
 
Inoltre credo che ciò ci permetta di capire come il paesaggio di cui sentiamo maggiormente l’urgenza
e lanecessità oggi sia quello che prende forma unicamente a partire dalla coscienza morale della
nostra relazionecon il Creato, oltre ogni idolatrico naturalismo, un creato illuminato dalla nostra
partecipazione attiva al dialogo con la trascendenza e dal senso dell’esistenza al mondo e del mondo.