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MOSTRE 2019

MOSTRE 2019

 

TYPISCH DEUTSC-TYPISCH ITALISCH

mostra fotografica

dal 5 gennaio al 5 febbraio

gallria della Biblioteca del teatro Contemporaneo

 

FRANZ BEER

dal 26 gennaio al 16 marzo

opere scelte

galleria d'arte del Piano Nobile

 

 

"FORMOSA VISITS VENICE-

Formosa incontra Venezia"

32 artisti contemporanei

espongono nella gallera d'Arte

della Biblioteca del Teatro Europeo

di Palazzo Albrizzi-Capello

Dal 24 marzo al 23 maggio 2019

 

"Equilibrium"

Art/NaturSci Pavillon

Dal 10 maggio al 1. agosto 2019

 

Art Science Exhibits desidera proporre l’esposizione Art/NaturSci Pavilion, come
culmine di un percorso artistico tra arte e scienza, da tenersi presso Palazzo Albrizzi-Capello per l’apertura della 58 th Biennale d’Arte di Venezia nel 2019.
Siamo un gruppo indipendente di artisti e curatori internazionali, che lavorano
nell’ambito di Art/NaturSci. Il nostro team include il direttore/curatore mp Warming, l’exhibition manager Viola Richter, il co-curatore Helena Kauppila, il Video Program Manager Natalie Rainier, e l’artista veneziano Stefano Zaratin. Lavorando sinergicamente, apportiamo un ampio raggio di esperienze in qualità di artisti professionisti che lavorano con la scienza, e, nello specifico, in qualità di curatori nel campo Art/Sci. Art Science Exhibits promuove esposizioni pubbliche insieme alle principali istituzioni scientifiche in Germania e Stati Uniti.

 

 

 

 “Ritmo e modulazione del tempo”

al 10 agosto al 10 settembre 2019

 

German Artist :

Reinhard Blank : Art as Implicit Substance 存在中的真實 

Curator :Luchia Meihua

 

Taiwan Artist :

Yeh Fang 葉芳 :Universe Lyre 宇宙. 琴玹

Curator :Hsiao Chuan Rui (Taiwan)

  

Sabato 10 agosto 2019

Palazzo Albrizzi – Capello  Cannaregio 4118, Venezia

Introdurrà l’evento nella chiesa di Santa Sofia alle ore 17:00

Il Concerto de “L’Offerta Musicale”

Direttore Enrico Parravicini

in programma sacre composizioni del ‘300 e ‘400

 

Trasferimento degli ospiti a Palazzo Albrizzi-Capello alle ore 18:00

presentazione e visita della Mostra

 

 

 “Energia Creativa II. Edizione”

Curatori: Federica Facchini e Daniela Simoni

6 Settembre – 6 Ottobre 2019

 

Una mostra d’arte contemporanea di Art Events in collaborazione con ACIT Venezia, che intende promuovere e diffondere l’Arte Contemporanea al fine di rendere fruibili al grande pubblico i nuovi linguaggi a le sperimentazioni artistiche di artisti nazionale e internazionali.

 

Inaugurazione : Venerdì 6 Settembre 2019 ore 17

Palazzo Albrizzi-Capello

nella Galleria della Biblioteca del Teatro Contemporaneo Europeo.

La manifestazione sarà introdotta dal Concerto d’apertura eseguito dalla

Jugend Kammerorchester Stuttgart – JuKO

Direttore Alexander Adiarte

Chiesa di Santa Sofia (Strada Nova)

In programma musiche di W. A Mozart, J. Offenbach, J. Turina, H. Parry

 

 

 

 

INFO:

ACIT Venezia

Associazione Culturale Italo-Tedesca

Palazzo Albrizzi

Cannaregio 4118

30121 Venezia

Tel. +39 (0)41 5225475

www.acitvenezia.eu

 

The art curator

Nevia Pizzul-Capello

 

 

NATI DOPO L’89

DAL 7 DICEMBRE 2019 AL 30 GENNAIO 2020


Sono passati trent’anni dal crollo del Muro di Berlino. La
Germania e l’Europa sono profondamente cambiate. Una
sola Germania, un’Europa più grande. Frontiere cancellate
dalla storia, frontiere aperte. E un’unica moneta.
Cosa pensano di questa rivoluzione i giovani tedeschi
e italiani nati dopo la caduta del Muro? Che impatto ha
sulle loro vite? Per scoprirlo, il giornalista Matteo Tacconi
e il fotografo Ignacio María Coccia si sono messi in viaggio.
Quattro le città da loro visitate – Dresda, Bonn, Trieste
e Bari – e tanti i nati dopo l’89 incontrati. Venti di loro li
trovate in questa mostra. Accanto ai ritratti ci sono brevi
storie-interviste, sintesi del processo di riascolto delle
venti ore di materiale audio registrato.
Alla fine del percorso, osservate le foto e letti i testi,
emerge il ritratto della generazione post-’89. Ha una
percezione diversa del crollo del Muro – evento sempre
vicino per i tedeschi, sfumato per gli italiani – ma trova
una chiara superficie di contatto nell’Europa, giudicata
irrinunciabile, e nell’attenzione crescente per le grandi
questioni climatiche.
Tacconi e Coccia hanno lasciato ai ragazzi la scelta del
luogo dove essere intervistati e fotografati, per metterli
a proprio agio e superare l’imbarazzo che un microfono
o una macchina fotografica possono a volte generare.
Gli spazi universitari, i bar, le vie dei centri storici, i teatri
e i musei: questi i contesti in cui il lavoro dei due autori ha
preso forma.


Matteo Tacconi
Nato a Perugia nel 1978, è giornalista professionista. Segue l’Europa
centro-orientale e i Balcani. I suoi reportage si concentrano molto
spesso sulle conseguenze odierne di grandi eventi storici. Collabora
soprattutto con la Radio Svizzera Italiana. Ha scritto per Il Venerdì
di Repubblica, Il Foglio, Il Manifesto, Limes e Il Fatto Quotidiano.
Il suo sito è www.matteotacconi.com.


Ignacio María Coccia
Classe 1974, nato a Madrid, è un fotografo rappresentato
dell’Agenzia Contrasto. I suoi interessi si focalizzano sull’Europa
delle periferie, delle frontiere e dei contrasti sociali. Nel corso degli
anni le sue foto sono apparse su diversi magazine italiani
e internazionali, tra cui L’Espresso, Io Donna, Sportweek, Stern
e Financial Times. Il suo sito è www.ignaciococcia.com.

 

NATI DOPO L’89
ORGANIZZAZIONE E REALIZZAZIONE
Goethe-Institut Italien
con la collaborazione di
Goethe-Institut Bonn
Goethe-Institut Dresden
FOTO
Ignacio María Coccia
TESTI
Matteo Tacconi
UFFICIO STAMPA
Elisa Costa
TRADUZIONI
Caterina Decorti
GRAFICA
Raffaele Nardinocchi
www.goethe.de/italia/generazionepostmuro
#generazionepostmuro

 

ANNE-KATHRIN HARTMANN
Truccatrice teatrale, 1995
Per tanti giovani di Dresda la storia della DDR si incrocia con
le memorie familiari, e ognuno ne ha una da snocciolare.
Questa quella di Anne-Kathrin: «Nella DDR c’erano persone
che pagarono per il loro pensiero non allineato o perché
magari andavano in chiesa. Mio nonno lavorava
nell’amministrazione di una parrocchia e fu per questo,
immagino, che mia madre non poté studiare all’università».
Esplorando Dresda, e confrontandola con le città dell’ovest
tedesco, percepiamo il crinale interno – economico, politico
e mentale – tra i due rami del Paese, chiaro portato della
Guerra fredda. Ma Anne-Kathrin, che lavora al Teatro dei
giovani, non lo capta. «Le divisioni le osservo piuttosto
all’interno delle città, tra quartieri ricchi e poveri. A Dresda
per esempio abbiamo il centro, dove vivono i benestanti,
e posti come Gorbitz o Prohlis, con i tipici condomini del
periodo comunista, con meno servizi. Ma il divario non
è legato alla DDR. Dipende dal sistema in cui viviamo».

 

RICO HOFFMAN
Barista, 1996
Il capoluogo sassone ha un importante ateneo e conta ben 15
club studenteschi. In uno di questi, il Bärenzwinger, sentiamo
a margine di uno spettacolino di cabaret il barista Rico
Hoffman. Che subito dice: «I giornalisti stranieri vengono qui
solo per scrivere di Pegida. Li invito a passare al nostro club:
scopriranno che esiste un’altra Dresda!».
Pegida è un movimento nazionalista con tendenze xenofobe
nato a Dresda nel 2014. Una delle tante facce della
frustrazione sociale post-riunificazione che pervade l’est.
Sostiene Rico, a tal proposito: «Ci si lamenta perché a ovest
si sta meglio e si guadagna di più. Però queste polemiche
non le capisco. Ho avuto una bella infanzia, un tetto,
un letto, da mangiare: non recrimino, voglio solo vivere
in salute e tranquillo». Molto zen.
Dresda, 15

 

PHILIPP WERNER
Architetto, 1996
I genitori di Philipp, neo-architetto dello studio Aleksander
Poetzsch, vissero con estremo distacco l’epoca della DDR.
«Mio padre non ebbe infatuazioni per quel sistema. Mia
madre nemmeno, essendo nata nella Jugoslavia». Un Paese,
come noto, diversamente comunista. Philip però si dice
condizionato dal retaggio DDR. «Mi sento un Ossi, un tedesco
dell’est, e mi vedo diverso da un Wessi, uno dell’ovest.
Pur se banale, di comodo, è un’impostazione che ci influenza,
anche a trent’anni dall’89».
Philipp ha una fidanzata albanese. Per vivere in Germania
le servono visto e permesso di soggiorno. E lui pensa a
quanto siano privilegiati i cittadini UE. «Per noi la libertà di
movimento è un vantaggio acquisito, anche se a volte
ce ne scordiamo; per altri non è così. Dobbiamo non solo
difenderlo, ma allargarlo oltre l’Europa».
Dresda, 15

 

JUDITH BECKEDORF
Musicista, 1992
Di Amburgo, Judith si è trasferita a Dresda per studiare
chitarra alla Carl Maria von Weber, prestigiosa università
della musica. A lei, ragazza dell’ovest, chiediamo se nel
capoluogo sassone riscontra una mentalità chiusa, un po’
post-DDR. «Forse tra le generazioni precedenti sì, ma nella
mia no. Il contesto che frequento, quello universitario,
è molto liberale».
Judith ha suonato nella Eurorchestra, grande ensemble di
musicisti europei. Un’esperienza unica. «I giornali ci
raccontano dei litigi politici tra Paesi membri. Ma esiste
un’altra Europa, che si realizza in progetti come la
Eurorchestra ed è caratterizzata da un ricco scambio di
esperienze. Noi europei, in fin dei conti, siamo persone
interessate ad altre persone».

 

BONN
Dopo Dresda, avevamo bisogno di una città tipicamente
dell’ovest. E subito ci è venuta in mente Bonn. Perché è uno
dei tanti centri di quell’incredibile reticolato urbano che è il
Nord Reno-Vestfalia, il Land più popoloso della Germania.
E perché – soprattutto questo – dal 1949 al 1990, l’anno della
riunificazione, fu la capitale tedesco-occidentale.
Dopo il trasferimento delle istituzioni a Berlino, Bonn è stata
abile a ripensarsi, a trovare una nuova ragion d’essere.
Oggi è un centro dinamico, prospero e molto attento alla
sostenibilità, che peraltro calamita immigrazione.
I residenti stranieri rappresentano il 20% della popolazione,
e l’integrazione tutto sommato funziona: ecco una differenza
profonda tra l’ovest e l’est della Germania.
La cosa che nei giorni trascorsi nell’ex capitale ci ha un po’
sorpreso è l’interesse dei giovani per la vicenda della DDR.
Sono perfettamente coscienti che fosse una dittatura
garantita da un oliato apparato di sorveglianza
e repressione, ma vogliono scoprirne in modo oggettivo,
libero dai cliché ideologici ereditati dalla Guerra fredda,
quegli aspetti più sociali, quali la casa, il lavoro e l’istruzione,
che potrebbero adattarsi anche ai tempi che corrono. Tanti
ragazzi non hanno il Muro nella testa. Per loro la Germania
sbagliata è meno tabù.

MATTHIAS BUCHHOLZ
Guida, 1994
Nel vecchio distretto governativo di Bonn, cuore del sistema
politico dell’ex Germania occidentale, ecco spuntare la Haus
der Geschichte. È il grande museo sulla storia tedesca dal
dopoguerra a oggi. Matthias Buchholz ci lavora come guida.
Non di rado vi scorta persone di una certa età, memori della
stagione del Muro. «All’inizio mi guardano un po’ strano, e
pensano: “Ma chi è questo giovane? Come può parlarci della
nostra storia?”. Però alla fine si ricredono, dicendomi: “Wow,
è stato interessante ascoltare la tua prospettiva”. E la mia
prospettiva è che devo trasmettere le sensazioni vissute dai
tedeschi durante la Guerra fredda attraverso una solida
conoscenza della storia. La storia è viva, non è mai troppo
lontana». Nemmeno per chi è nato dopo l’89.

 

FELIX CASSEL
Studente di Legge, 1996
I bisnonni di Felix erano di Königsberg, la città di Kant.
Dopo la Seconda guerra mondiale passò all’URSS prendendo
il nome di Kaliningrad. «I miei bisnonni ripararono come
profughi nella DDR, e lì sarebbe nata mia madre. Mio padre
invece è dell’ovest. Il crollo del Muro ha riunificato la
Germania e, finalmente, anche la mia famiglia».
Quel che Felix sa della vita nella DDR lo ha appreso da sua
madre. «C’era un solo partito, e per avere certe cose,
un’automobile per esempio, dovevi attendere anni. Però quel
Paese aveva anche aspetti sociali degni di attenzione:
lavoro, casa, istruzione. Viverci non era un inferno». È per
questo, secondo Felix, che «a trent’anni dal crollo del Muro
è doveroso rianalizzare la storia della DDR andando oltre
la questione del deficit democratico».
Bonn, 21

 

CLAAS LUTTGENS
Studente di Filosofia, 1997
Domandiamo a Claas se conosce da vicino una storia di vita
della DDR, e lui dice di sì. «Un amico dei miei genitori era
contro il regime. Tentò di fuggire, ma fu arrestato. Provò di
nuovo, e ci riuscì. A ovest è diventato in ingegnere facoltoso.
Ha una filosofia chiara: “Guadagno più che posso, per
comprare tutto ciò che voglio”».
Claas ha una visione diversa della vita, e anche della DDR.
«Non tutto può essere mercato. Acqua, casa e istruzione
vanno garantite. Nella DDR erano assicurate. Quello Stato
opprimeva i suoi cittadini, e ciò deve sempre essere un
monito, ma alcune politiche sociali non erano sbagliate, si
possono riconsiderare». Un po’ spiazza, questa attenzione
sua e di altri giovani tedeschi per la DDR. Ma non è voglia
di passato. Tutto il contrario: è volersi togliere il Muro dalla
testa. O almeno così noi la interpretiamo

 

HANNAH STEGMAIER
Studentessa, 2001
Tannenbusch è un quartiere semi-periferico di Bonn,
e dà il nome al Gymnasium che vi sorge. Hannah Stegmaier
frequenta l’indirizzo sportivo della scuola. La Guerra fredda
e la DDR fatica a immaginarsele. «Mi sembrano vicende
irrealistiche, quasi storie fantasy. Ci sono dei film che però
aiutano a capire. Uno di questi è “La vita degli altri”, sulla
sorveglianza esercitata dalla Stasi. Per fortuna oggi c’è
un’altra Germania».
Poi Hannah tira fuori uno spunto interessante. «Ci sono delle
differenza tra est e ovest del Paese, ma non derivano dal
fatto che per decenni esistettero due Stati. È l’immigrazione
a determinarle. A ovest c’è da tempo, non destabilizza. A est
è invece un fatto nuovo, perché la DDR non la ebbe, e dà
origine a reazioni nazionaliste».
Bonn, 18 

 

JOSHUA BUNG
Giornalista, 1990
Qualche tempo fa Joshua ha fatto un esperimento
meritevole: vivere per tre mesi tentando di non usare
plastica. «Inquina i mari e il mondo. Ho capito che dovevo
far qualcosa. Ho constatato che azzerarne l’uso
è impossibile, perché ci sono prodotti, penso ai formaggi,
che senza involucri plastificati andrebbero a male molto
presto. Ma si può comunque fare molto».
Di questa sfida ne ha scritto per il suo giornale, il
General-Anzeiger, «per sensibilizzare i lettori alla causa
dell’ambiente». Inevitabile chiedergli un parere sui Fridays
for Future. Eccolo: «Sono un fattore che unisce la mia
generazione, ma mi auguro che non vi si partecipi solo
perché hanno risonanza mediatica. Alla base dev’esserci
un desiderio di sostenibilità durevole e coerente».

 

NIKOLA SANDIĆ
Comunità serba di Trieste, 1995
Trieste fu il grande porto-emporio dell’Austria-Ungheria.
Italiani, austriaci, serbi, sloveni: a quel tempo la città attirava
gente da tutta Europa. Oggi, demograficamente parlando,
è molto italiana. Eppure l’antico retaggio multiculturale si
avverte ancora, e facilita l’integrazione. «Credo sia questo il
motivo per cui sono sempre stato accettato. Quando arrivai,
nel 2012, a scuola ero l’unico serbo, e non sapevo l’italiano.
Mai avuto problemi con i compagni, però», racconta Nikola,
studente di Scienze diplomatiche, anche lui neo-cittadino
italiano e comunitario.
Quanto alla Jugoslavia, dice: «Qualche tempo fa sono stato
a Berlino. Visitando una mostra sul Muro ho pensato che
mentre nell’89 i tedeschi guardavano con ottimismo agli anni
a venire, nei Balcani si respirava già un clima di guerra».
L’epilogo del Secolo breve non fu per tutti uguale.

 

TRIESTE
«Da Stettino sul Baltico a Trieste sull’Adriatico una cortina
di ferro è calata sull’Europa». Così disse Winston Churchill in
un celebre discorso del 1946, pronunciato in un’università
americana. Con quelle parole, il premier britannico al tempo
della Seconda guerra mondiale colse in pieno ciò che andava
maturando, in Europa e nel mondo, al termine del conflitto.
E cioè il confronto aspro tra Occidente e Unione Sovietica;
tra libero mercato e centralizzazione economica;
tra pluralismo politico e partito unico.
Trieste sul crinale della Guerra fredda. Trieste, e di là dal
confine la Jugoslavia. Ci è sembrato naturale iniziare da qui
la parte italiana del racconto sulla generazione post-Muro.
Ma nel capoluogo del Friuli Venezia Giulia l’anno spartiacque
è il 1991, ossia l’inizio della fine del Paese creato da Tito: un
1989 a scoppio ritardato, se vogliamo.
Trieste, che fu il grande porto-emporio dell’impero
asburgico, è anche un eccezionale crocevia tra più culture:
quella italiana, quella tedesca e quella slava. Ciò la rende
uno stimolante laboratorio plurale per l’odierna Europa, della
quale i nati dopo l’89 sono i primi veri nativi. Motivo in più,
questo, per spingersi in questo lembo estremo del nordest
italiano stretto tra il Carso e l’Adriatico.
Trieste, il lungomare in zona centro storico.

 

RICCARDO LATERZA
Attivista giovanile, 1992
Anche per i nati dopo l’89 di Trieste l’Europa è necessaria,
ma l’approccio a essa ha sfumature diverse. Più o meno
empatico, più o meno critico. Giusto così: le differenze
vivacizzano il dibattito.
Per Riccardo, fondatore del centro giovanile Zeno, l’Europa
è troppo mercantilista. «A partire dal 1992, l’anno del
Trattato di Maastricht, l’economia e la finanza sono state
messe davanti a tutto. Il progetto europeo dovrebbe
produrre convergenza, ma così non fa che alimentare
squilibri e competizione tra Paesi membri. Vorrei una UE
con istituzioni più democratiche e più partecipate dai
cittadini, che possa realizzare l’idea di uguaglianza nelle
differenze, com’era negli obiettivi originari del grande
sogno europeo».
Trieste, 15

 

BARI
Se le due Germanie si esprimono lungo l’asse est-ovest, le
due Italie si manifestano su quello nord-sud. Dresda e Bonn,
Trieste e Bari. Ma perché Bari? Perché non Napoli, Reggio
Calabria o Palermo? Il motivo per cui abbiamo scelto di
recarci nel capoluogo pugliese sta nel fatto che al pari di
Trieste si affaccia sull’Adriatico – vero e proprio muro
d’acqua durante la Guerra fredda – e trovò un 1989 in
ritardo nel 1991.
Dall’altra parte del mare il regime albanese, il più paranoico
e chiuso di tutto il blocco dell’est, si stava finalmente
sgretolando. Migliaia di cittadini del Paese balcanico
assaltarono le navi mercantili ormeggiate al porto di
Durazzo e imposero ai comandanti di fare rotta sull’Italia:
il sogno occidentale, il luogo dove realizzarsi. Bari fu un
approdo chiave di quella grande migrazione via mare,
la prima dell’epoca in cui viviamo.
Immaginavamo di fare di questo snodo un buon perno per
il nostro racconto, ma in realtà ci siamo accorti che l’eco
del 1991 per i giovani baresi è abbastanza lontana.
Gli spartiacque sono altri: la crisi economica, l’immigrazione,
la mobilitazione per l’ambiente. I grandi temi della nostra
Europa, insomma. Arrivano con forza anche in questa
periferia adriatico-mediterranea del continente e sono
al centro delle riflessioni dei ragazzi.

 

LUCA CAROFIGLIO
Giornalista, 1997
Non il Muro di Berlino, e a dire il vero nemmeno la crisi
economica. Per Luca, cronista in erba, il momento di rottura
è l’immigrazione. «Quella dei rifugiati è la prima grande
questione internazionale che osservo con cognizione.
Ottenuti gli obiettivi prefissati in campo economico, l’Europa
deve concentrarsi, ora, proprio su questa sfida». Con quale
ricetta?, chiediamo. «Vanno risolti i problemi nei Paesi di
origine, perché noi stessi, con il colonialismo, li abbiamo
creati. Servono investimenti, infrastrutture e formazione».
Intanto, i migranti continuano a giungere in Europa in cerca
di riscatto. E Luca pensa a Ulisse. «Esplorò l’inconoscibile,
e proprio per questo per me rappresenta quelle vite che si
spingono oltre, verso un mondo più felice. Ma purtroppo
vengono spesso respinte».
Bari, 30

 

RICCARDO PILAT
Imprenditore, 1995
Si definisce “imprenditore delle idee”, Riccardo. Organizza
convegni, promuove attività culturali, scrive. Ed è un
europeista: forse il più fervente, tra tutti i nati dopo l’89
intervistati. «Mi piace il fatto che ci sia un qualcosa sopra di
noi e più grande di noi, intendo dire l’UE, capace di tutelare
gli interessi collettivi dei nostri Paesi. Ma in futuro l’Europa
deve migliorare, deve farsi più federale. Io me la immagino
come grande coworking», sostiene Riccardo.
Nella sua fede per l’Europa, Trieste gioca chiaramente un
ruolo. «In questa città senti ogni giorno parlare tante lingue
diverse. Sembra quasi di passeggiare a Bruxelles. E allora
come puoi non essere europeista?».

 

 

 

 

per informazioni: tel. 041 2410491/0415225475

E-mail: palazzoalbrizzi@gmail.com

 

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Pressefoto Bayern 2017: i migliori scatti

Pressefoto Bayern 2017: i migliori scatti - ACIT VENEZIA

Una mostra del Goethe Institut e del BJV (Ordine dei giornalisti della Baviera)

8 dicembre 2018 - 20 gennaio 2019

 

Nell’autunno del 2017 l’ordine dei giornalisti della Baviera (BJV) ha indetto il XXVIII concorso

fotogiornalistico Pressefoto Bayern. Seguendo una buona tradizione la Presidente del Land,

Barbara Stamm, anche questa volta ha dato il suo patrocinio.

 

I fotografi e le fotografe provenienti da tutte le regioni della Baviera si sono candidati con

circa 1000 fotografie per aggiudicarsi il titolo di Foto giornalistica dell’anno 2017 e per

conquistare la vittoria nelle categorie Serie, Baviera – Il Land e la sua gente, Attualità

del giorno, Cultura, Sport, Ambiente & Energia e Giovani leve.

Per i giovani fotoreporter, inoltre, il BJV quest’anno ha indetto per la sesta volta il premio per i principianti.

 

Il BJV dà voce a oltre 7400 persone impiegate principalmente come giornalisti in Baviera,

battendosi per la qualità nel giornalismo e per dare un futuro al lavoro del giornalista. A tale

proposito il concorso Pressefoto Bayern fornisce un importante contributo, richiamando

l’attenzione sul lavoro di qualità di fotoreporter professionisti. Il lavoro documentario nella

rappresentazione dell’attualità bianco-blu va ben al di là degli avvenimenti contingenti.

 

Sono in mostra le 28 foto dei vincitori del concorso. La mostra girerà in vari posti d’Italia,

con l’intento di rafforzare la conoscenza e la considerazione per il fotogiornalismo.

 

Orario d'apertura: dal lunedì al sabato, 10:00-13:00/15:00-18:00

per informazioni: tel. 041 5225475

E-mail: palazzoalbrizzi@gmail.com

Typisch Deutsch - Typisch Italienisch 2019

Typisch Deutsch - Typisch Italienisch 2019 - ACIT VENEZIA

Mostra fotografica "Typisch Deutsch - Typisch Italienisch"

A.C.F. La Tangenziale

in collaborazione con il Nürberger Photoklub

5 gennaio - 5 febbraio 2019 () prorogata al 28 febbraio)

 

La mostra fotografica “Typisch Deutsch-Typisch Italienisch” riveste un particolare ruolo socio-culturale, quale punto d’incontro di due gruppi di fotografi rappresentanti le loro città nell’ambito di un accordo di cooperazione stipulato tra Venezia e Norimberga, al fine di condividere caratteristiche, collegamenti storici e problematiche comuni, rafforzare le relazioni e la solidarietà tra le due città. E proprio alla luce di una tale promozione è nata la mostra,  progettata e realizzata dal Photoklub di Norimberga in stretta collaborazione con “La Tangenziale di Venezia/Mestre, presieduta da Giancarlo Keber.

I fotografi veneziani, antesignani in questo scambio, sono stati invitati dall’antica Città Anseatica a esporre colà i loro lavori.  Il loro è stato un percorso inverso all’approdo del Dürer a Venezia, primo grande viaggiatore di un’epoca nella quale questo itinerario assumeva un valore altamente formativo.

Ora tocca agli amici fotografi tedeschi di perfezionare il progetto, chiudendo a Venezia  il percorso iniziato ed esponendo a fianco dei soci della Tangenziale  le loro fotografie a Palazzo Albrizzi-Capello.

 

Certo l’immagine che Tedeschi ed Italiani riportano reciprocamente l’uno dell’altro è spesso modellata su clichées. La maggior parte dei Tedeschi nutre l’idea  di un’Italia stereotipata in cui dominano sole, mare, arte e cultura, la moda, il calcio, l’ottimo cibo e squisito vino.

 

L’Italia, da parte sua, conosce la forza economica della Germania. Conosce i classici della letteratura tedesca, e naturalmente la grande musica tedesca. Ma ben poco sa dello stile di vita dei suoi abitanti.  Tipicamente tedesco-Tipicamente italiano ci induce ad approfondire i caratteri di due popoli tanto diversi per temperamento, eppure così vicini nel sentire.  Gli scatti, frutto di una ricerca mirata nella cornice del quotidiano, mettono in luce la diversità di un modus vivendi velata da un senso di ironia.

Nevia Pizzul-Capello

il presidente

 

per informazioni: tel. 041 5225475

E-mail: palazzoalbrizzi@gmail.com

FRANZ BEER. Opere scelte

FRANZ BEER. Opere scelte - ACIT VENEZIA

Fino al 26 febbraio 2019 è visitabile la mostra di Beer nelle sale

del piano nobile di Palazzo Albrizzi-Capello

con il seguente orario: 10:00-13:00/15:00-18:00

Festivi chiuso

Ingresso libero

nuova mostra - agosto 2018

nuova mostra - agosto 2018 - ACIT VENEZIA

 

SABATO 18 AGOSTO - ore 18.00

 

Vernice della Mostra

 

“I know my checkens”

 

di Francesca Falli

 

grafica e designer

 

Intermezzo Musicale

Letizia Michielon

Musiche di F. Chopin e L. Michielon

 

Ingresso libero

Orario: 10:00-13:00/15:00-18:00

ACIT VENEZIA

ACIT VENEZIA